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Genova alluvione, dirigente della Regione contro Paita: “Mi ordinò di dirle cosa avevo riferito al pm”

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“È tutto falso”. Così si difende Raffaella Paita, ex assessore alla protezione civile, imputata nel processo per l’alluvione avvenuta a ottobre 2014. Dopo aver parlato cinque ore chiede di essere processata con rito abbreviato. In questo modo avrà uno sconto pari a un terzo della pena in caso di condanna, anche se a quanto dice la Paita la sentenza sarà emessa in tempi più rapidi. Lei infatti è sicura che sarà assolta.

Davanti al giudice Baldini l’ex assessore tenta di chiarire la sua posizione. Giura che non avrebbe potuto fare niente per lanciare l’allerta e evitare che succedesse il peggio. E quando gli avvocati delle parti civili la incalzano, la Paita replica.

Genova alluvione, Vergante: “Paita voleva sapere quello che ho detto”

A tirare in mezzo l’ex candidata alla presidenza di piazza De Ferrari è stato un suo ex funzionario, Stefano Vergante, che oggi è dirigente della protezione civile. Nei mesi scorsi Vergante ha messo nero su bianco le presunte ingerenze e pressioni che avrebbe subito dalla signora Paita i giorni successivi al suo interrogatorio.

“Mi ha fatto chiamare dalla sua segretaria Francesca Chella per dirmi che mi voleva parlare. Io ho rifiutato. Lei me lo ha ordinato”. Stando a quanto dichiarato da Vergante, Paita lo avrebbe voluto ricevere in un corridoio deserto per farsi raccontare quello che aveva detto nel corso dell’interrogatorio.

A queste accuse Raffaella Paita risponde così: “Falso. È vero, ho contattato Vergante e l’ho incontrato come tutti gli altri funzionari coinvolti, ma per sapere come si sentiva dal punto di vista psicologico.”

Fonte: ilsecoloxix.it

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